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“Dove va la mano là seguono gli occhi;
Dove guardano gli occhi , là si dirige la mente;
Dove posa la mente là nasce l’emozione;
Dove palpita l’emozione là si realizza l’essenza dell’arte.”
Nandikeshvara

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“Parrino non è un violinista diabolico però, senza dubbio, il violino è il suo demone familiare, il suo daimon socratico”.
Così ha scritto di Francesco il grande letterato e umanista argentino Blas Matamoro. In e etti, la vita di Francesco è stata tutta guidata dalla passione per il violino e per la musica, che lo ha spinto, appena tredicenne, a trovare il coraggio di lasciare la casa dei suoi amatissimi genitori per intraprendere gli studi musicali e umanistici in prestigiose accademie e università europee (Diploma del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, Docerend Musicus della Hogeschool voor de Kunsten di Utrecht, Master of Music in Performance della Royal Academy of Music di Londra, Doctor of Philosophy, PhD, del Royal Holloway College, University of London) e con grandi pedagoghi del volino come David Takeno e Yfrah Neaman, che ha scritto di lui “Sono stato immediatamente colpito dalla sua intelligenza, maturità musicale, profonda comprensione della musica e dall’alta qualità interpretativa. Ha una completa conoscenza dei principi dell’esecuzione violinistica ed è capace di comunicare ai suoi ascoltatori il carattere e lo stile specifico della musica. Trovo Francesco uno dei più interessanti e stimolanti studenti che ho avuto, ed ho grande ammirazione per le sue qualità” La carriera solistica e cameristica (è membro fondatore del Trio Albatros Ensemble e del Quartetto DuePiùDue) lo ha portato a esibirsi in importanti sale da concerto in Austria, Cile, Cina, Colombia, Croazia, Estonia, Francia, Germania, Hong Kong Italia, Perù, Regno Unito, Romania, Russia, Slovenia, Svizzera e Turchia, suonando da solista con varie orchestre sinfoniche e da camera (Orchestra Accademica della Filarmonica di San Pietroburgo, Orchestra da camera di Aarad, Orchestra “Gli armonici”, Orchestra “Bartolomeo Bruni”, Orchestra Filarmonica di Torino, Orchestra da camera di Kosice, Orchestra Sinfonica di Sanremo, Orchestra Sinfonica Siciliana). Ha presentato relazioni musicologiche a conferenze internazionali organizzate dalle Università di Cambridge, Londra, Oxford e York nonché dalla American Musicological Society, e ha scritto articoli per periodici americani, austriaci e italiani. Importanti critici hanno parlato delle “fedeli esecuzioni dell’intenso violinista Francesco Parrino” (Mario Messinis) e hanno elogiato il suo approccio interpretativo, “esemplare per come le complessità sono poetica- mente risolte con agio” (Alberto Cantù). Suona su tre bei violini: un Gaetano Gadda (circa 1930), un Giacomo & Leandro Bisiach (1968) e un Giuseppe & Antonio Gagliano (circa 1790-1805) che gli è stato generosamente prestato dagli eredi del grande direttore Gino Marinuzzi. Possiede due preziosi archetti creati da Benoit Rolland e un Eugène Sartory del 1930 donatogli da un anonimo ammiratore. Il “daimon socratico” rende Francesco un’anima perennemente alla ricerca di nuovi territori inesplorati, sia dal punto di vista dei repertori musicali che per quanto riguarda l’approccio filosofico e metodologico al violino e alla sua didattica. Pertanto Francesco è un convinto sostenitore della musica moderna e contemporanea (ha curato prime esecuzioni di lavori di Marco Betta, Paolo Furlani, Ennio Morricone ed Erwin Schulhof) e la sua discografia presenta una nutrita serie di prime registrazioni mondiali, più volte premiate dalla stampa specializzata, di opere di obliate gure del Classicismo come Giuseppe Maria Cambini (Brilliant Classics), compositori-virtuosi ottocenteschi come Louis Spohr e Henri Vieuxtemps, autori del modernismo novecentesco come Bruno Bettinelli, Luciano Chailly, Giorgio Gaslini, Giorgio Federico Ghedini e Gian Francesco Malipiero, voci della musica contemporanea come Ivan Fedele e Flavio Emilio Scogna, nonché CD di lavori raramente eseguiti di Nino Rota e Bohuslav Martinů (tutto pubblicato da Stradivarius). Francesco è docente di violino presso il Conservatorio “Niccolò Paganini” di Genova, dove è anche stato nominato responsabile per la ricerca del Dipartimento degli archi. Profonde molte energie nella direzione artistica del Festival-Masterclass Internazionale LeAltreNote (www.lealtrenote.org), progetto che mira a presentare al pubblico percorsi musicali-culturali poco o punto battuti e ambisce ad offrire ai giovani musicisti innovativi approcci didattici nonché un prestigioso palcoscenico su cui esibirsi.

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The fugues of Morceaux nos.2 and 6, for example, are typically Bachian, Francesco Parrino realising their voice-leading skilfully… Parrino relaxes in the poignant lyricism of Morceaux nos.1 and 5, and gives a suitably improvisatory reading of a meditative Adagio, the manuscript of which is preserved in the Brussels Conservatoire’s library. He also negotiates the musical and technical chicanery of the six Etudes de concert, delving between the notes and coaxing a wealth of poetry, colour and dynamic shading from each, especially nos.3 and 6.
Robin Stowell, A worthwhile attempt at a Vieuxtemps revival, The Strad, April 2016.
 


Le défi que relève Francesco Parrino est de taille : le violoniste italien ne marque pas
même l’effort devant une telle entreprise. Virtuosité de main gauche parfaitement fluide, intonation naturelle, insolente agilité d’archet et tempérament inventif colorent son jeu de tout le panache indispensable pour sortir ces pièces de leur simple dimension d’études. … La sincérité et l’extrême exigence de l’interprète méritent ici notre admiration.
Jean-Michel Molkhou, Henri Vieuxtemps, Diapason, April 2016.

Parrino no es un violinista diabólico pero, sin duda, el violín es su demonio familiar, su daimon socrático. Sólo así puede caminar sobre el brasero encendido del belga sin quemarse, pues estas obras son para deslumbrar o no salir de casa. No se pueden hacer con modestia ni escasez. Esos pasajes en fuga o a tres voces (dos cuerdas pisadas y una al aire), esos saltos sin red de seguridad, esas invenciones de temas se persiguen o se contestan, esos pasos de minué para aliviar la faena y suma y sigue, todo eso es exigible un gran señor del pequeño instrumento.
Blas Matamoro, “Domesticando al demonio”, El arte de la fuga, ottobre 2015.

Ce bijou d’interprétation, tellement raffiné mais jamais sottement précieux, qui vainc avec confiance la prouesse technique, est couronné par le Morceau en ré mineur Op.55 n°6 ouvert par une phrase nue de style ancien. Parrino se joue magistralement des virevoltes lyriques, mais encore d’une fugue qu’on jurerait écrite pour un piano. Voilà qui ne lui fait pas peur ! Après une résolution en toccata échevelée, le retour du thème initial, dans une nudité singulière, n’en est pas encore le dernier mot : un final résume la structure de la pièce, dans un geste enlevé. Quel disque ! Indispensable, assurément.
Anne Bluet, “Henri Vieuxtemps: Pièces pour violon”, Anaclase, ottobre 2015.

Francesco Parrino, con un approccio strumentale tecnicamente sempre sorvegliato, coglie lo spirito espressivo delle pagine con una freschezza espressiva che rasenta la naïveté e lo stupore infantile. A ogni passo, il solista sembra volerci comunicare la sua sensazione di scoperta e di meraviglia di fronte a queste pagine per violino solo che meritano sicuramente un posto nel repertorio stabile insieme alle celebrate opere di Bach, Paganini, Ysaÿe, Bartók.
Riccardo Cassani, “Vieuxtemps”, Musica, ottobre 2015.

Francesco Parrino is a very good violinist with enough technique to play this very demanding music cleanly and stylishly and without signs of strain.
Magil, “Vieuxtemps”, American Record Guide, settembre-ottobre 2015.

Con notable acierto, el joven violinista Francesco Parrino, profesor del Conservatorio de Génova, sabe lidiar con las tremebundas dificultades de todo tipo que encierran estas endiabladas partituras, a las que en los últimos tiempos nadie se había atrevido a plantar cara.
Salustio Alvarado, “Vieuxtemps: Obras para violin”, Ritmo, settembre 2015.

Francesco Parrino ha ben poco da invidiare a solisti dai nomi molto più celebri.
Nicola Cattò, “Festival LeAltreNote”, Musica, settembre 2015.

Queste partiture rappresentano un summa di tecnica violinistica (trovando in Francesco Parrino, docente al Conservatorio di Genova, un notevole interprete).
Edoardo Tomaselli, “Vieuxtemps: Le Violon harmonique”, Amadeus, agosto 2015.

Umso erfreulicher ist da, dass Francesco Parrino die virtuosen Stücke für Stradivarius eingespielt hat. Hier verbindet sich virtuose Technik mit außergewöhnlicher Poesie.
“Erfreulich”, Note 1 Music, luglio 2015.

Il violinista Francesco Parrino e il pianista Michele Fedrigotti interpretano con distillata classe sonatistica: quasi uno stupefacente restauro.
Antonio Brena, “Spohr: Reisesonate”, Amadeus, luglio 2015.

I lavori di Vieuxtemps diventano per il fioretto immaginifico di Francesco Parrino magma da plasmare, inventare, in un ascolto che svela e rivela.
Elide Bergamaschi, “Il violino di Parrino reinterpreta Vieuxtemps”, Il cittadino, giugno 2015.

Bene gli esecutori Francesco Parrino e Michele Fedrigotti.
Enrico Girardi, “Reisesonate: Alla riscoperta di Spohr”, Corriere della Sera, dicembre 2014.

Francesco Parrino e Michele Fedrigotti hanno registrato un cd meritevole di ogni plauso.
Claudio Strinati, “In viaggio con Spohr bastano solo un violino e un piano”, Il venerdì di Repubblica, dicembre 2014.

La dedizione che il violinista Francesco Parrino e il pianista Michele Fedrigotti dimostrano nell’affrontare queste pagine si traduce in notevoli doti d’assieme e in un ottimo equilibrio cameristico, dove il timbro ambrato e caldo del pianoforte ottocentesco funge da legante ideale con la voce più chiara e penetrante del violino.
Michele Ballarini, “Reisesonate”, Archi Magazine, novembre-dicembre 2014.

Una proposta curiosa, particolare, fuori dalle regole e dalle convenzioni. Una scrittura molto affascinante trattata con degna maestria da Francesco Parrino e Michele Fedrigotti. Bellissima esecuzione. L’archetto di Parrino – che ha una formazione straordinaria – è eccezionale e vola come una farfalla.
Anna Menichetti, “La recensione”, Secondo Canale della Radio della Svizzera Italiana, novembre 2014.

Per quanto riguarda gli interpreti, ottima risulta la prova dei due solisti, Francesco Parrino al violino e Stefano Parrino al flauto, che evidenziano molto bene le sonorità legate ad una musica di grande fascino e di complessa esecuzione.
“Gian Francesco Malipiero: brani orchestrali”, Critica classica, settembre 2014.

Francesco Parrino rivela ancora una volta quella serietà di approccio che siamo abituati a riconoscergli ad ogni nuova prova discografica. Anche qui dimostra di aver sviscerato in ogni sua parte ciascuna di queste composizioni, superandone brillantemente i non pochi scogli tecnici: il suono ha una invidiabile pulizia, sorvegliata è l’espressività, intenso l’eloquio.
Stefano Pagliantini, “Spohr”, Musica, luglio 2014.

Parrino e Fedrigotti rivivono con partecipazione e grande bravura strumentale alcune pagine dedicate da Spohr al duo violino-pianoforte.
Luca Chierici, “Spohr”, Classic Voice, giugno 2014.

The new Parrino-Fedrigotti recording is an outstanding contribution to the Spohr discography.
Keith Warsop, “Spohr: Duos for violin and piano”, The Spohr Society of Great Britain's Newsletter, giugno 2014.

Naturalmente i meriti d’autore vanno accorpati all’esuberanza saggia e all’eleganza degli esecutori che suonano bene e riescono anche a dare la sensazione di divertirsi sempre.
Angelo Foletto, “Un saggio perfetto di bon ton romantico”, Suonare News, maggio 2014.

Francesco Parrino y Michele Fedrigotti hacen una auténtica creación sin paradigmas de consulta. Tienen la verba y la entrega melódicas del caso y son excelentes instrumentistas –la redacción, muy frecuentemente, contiene exigencias a lo Paganini para el violín– lo cual se ve peraltado por el uso de instrumentos de la época, donde lo contenido de los timbres y volúmenes demanda una expresividad hecha igualmente de contención y matices.
Blas Matamoro, “Los viajes de Spohr”, El arte de la fuga, aprile 2014.

La Prima Sonata per violino fonde il mondo jazz con la Sonata-Concerto dalle ampie Cadenze, dalla complessità e dal risalto di scrittura violinistica (l’immacolato Francesco Parrino anche in quel blues struggente al centro). Umori variabili, contraddittori. Uno stile rapsodico ma restituito ben saldo nei rimandi che ci sono, eccome, con forte adesione da parte del solista.
Alberto Cantù, “Promenade”, Archi Magazine, gennaio-febbraio 2013.

La seconda composizione in programma, il Concerto n. 2 per violino e orchestra di Gian Francesco Malipiero, ha spezzato totalmente la serena immagine iniziale, portando gli spettatori in un Novecento sofferto e complicato. La composizione eseguita dal giovane violinista Francesco Parrino – musicista impegnato a livello internazionale come strumentista, docente e ricercatore – è carica di ruvide dissonanze, ma nasconde anche momenti profondamente lirici e riflessivi. Parrino ha mostrato particolare abilità tecnica e notevoli espressività e musicalità. Il suono puro del violino ha affrontato con sicurezza una scrittura che non privilegia lo strumento solista, bensì lo confonde con il resto dell’orchestra, mostrando una resa piuttosto originale del classico approccio antidivistico alla composizione del Novecento. Dopo il primo movimento, Allegro, il brano attraversa un Lento ma non troppo dall’atmosfera inquietante e dolorosa. Parrino mette in luce il lavoro di Malipiero sui timbri, mentre svolge una sorta di dialogo con gli strumenti dell’orchestra. Il solista adopera un suono delicato ma persuadente, prestando attenzione a ogni singola nota della partitura. Il terzo movimento, Allegro, riporta nel carattere agitato, lasciando al violinista una cadenza precipitosa, affrontata con massima sicurezza. Malipiero conclude i tre movimenti del Concerto senza alcun preavviso, lasciando la musica sospesa, come un pensiero interrotto che non ha nessuna possibilità di essere ripreso.
Monika Prusak, “Musica d’oggi e del’900 per l’OSS”, Il corriere musicale, gennaio 2013.

«Però, è bello questo brano!». Un buon numero di violinisti dell’Orchestra Sinfonica Siciliana lo riconosce dopo avere superato la riottosità, tutta italiana, verso lavori che vanno studiati ex novo: e studiati bene perché c’è una replica. Il «bel brano» è il Secondo Concerto per violino, ultimato ad «Asolo, 2 settembre 1963» da Gian Francesco Malipiero (classe 1882, lo stesso anno di Stravinski; scomparsa nel 1973). Un tardo Malipero che però, al solito, del Concerto classico-romantico accoglie solo la crosta – i tre movimenti veloce-lento-veloce – e ribadisce una malinconia lagunare la quale muove da Vivaldi per diventare, qui, malinconia mahleriano-malipieriana ancora in grado farsi melos forte. Solista del Concerto è Francesco Parrino, che la partitura ama e conosce a meraviglia per averla incisa – prima registrazione mondiale – in un CD Stradivarius tutto dedicato al Maestro veneziano. Artista capace di restituire il brano in pienezza di dettagli e visione d’assieme con una qualità strumentale molto alta (fuori programma, sui battimani, il Sesto Capriccio di Paganini).
Alberto Cantù, “Un tardo Malipiero al Politeama palermitano”, Musica, febbraio 2013.

Francesco Parrino, generoso e brillante protagonista del Concerto per violino... L’esecuzione ne sottolinea il carattere integralmente concertante... che la lettura solistica rende particolarmente incisivo e brillante.
Angelo Foletto, “Malipiero”, Suonare News, giugno 2012.

L’esecuzione del Secondo Concerto per violino (datato “Asolo, 2 settembre 1963”), proposta dal violinista Francesco Parrino in prima registrazione assoluta, è coscienziosissima e attenta a mettere in luce certi aspetti di lontananza e di rapsodicità di un discorso musicale che pare avvitarsi su se stesso: il caratteristico “atematismo” e di conseguenza l’assenza di sviluppo che potrebbe ingenerare una certa monotonia vengono invece sfruttati dal violinista per sottolineare questo divagare onirico, reso con estrema cura e rara intensità espressiva.
Stefano Pagliantini, “L’imprevedibile vitalità dell’ottantenne Malipiero”, Musica, maggio 2012.

Splendida l’esecuzione dei due fratelli Stefano e Francesco Parrino... estremamente curato il fraseggio di Francesco che possiede, allo stesso tempo, una solida tecnica e una notevole sensibilità musicale. Da sottolineare, anche, nel Concerto detto “L’Alderina” la perfetta sintonia e il profondo affiatamento tra i due musicisti che rivelano una comune passione e partecipazione emotiva, sostenute da un’ineccepibile preparazione tecnica e conoscenza delle composizioni.
Adriana Benignetti, “Giorgio Federico Ghedini: Concerto all’aperto”, Musica progetto, marzo 2012.

Tre gesti solistici forti... ricreati come classici da Francesco e Stefano Parrino.
Angelo Foletto, “Ghedini, concerti”, Repubblica, agosto 2010.

Una meraviglia il suono terso e dalle volatine ariose o di diamante del violino di Francesco che si fa serrato a dovere e dolorosamente partecipe – lettura esemplare per come le complessità sono poeticamente risolte con agio – nel Bel prato.
Alberto Cantù, “Ghedini”, Musica, luglio-agosto 2010.

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Violino solo
Bach, Johann Sebastian Sonate e partite BWV 1000-1006
Paganini, Niccolò Capricci Op. 1: 1, 2, 5, 6, 9, 11, 13, 14, 16, 20, 21, 22, 23, 24
Prokof’ev, Sergej Sergeevič Sonata Op. 115
Vieuxtemps, Henri Études de concert Op. 16; Morceaux Op. 55
Ysaÿe, Eugène Sonate Op. 27: 2, 3, 4

Violino e orchestra
Bach, Johann Sebastian Concerti BWV 1041 e 1042 Concerto Op. 61
Beethoven, Ludwig (van) Concerto Op. 61
Brahms, Johannes Concerto Op. 77
Bruch, Max Concerto Op. 26
Ghedini, Giorgio Federico Concerto detto “Il belprato”
Lalo, Édouard Symphonie Espagnole
Malipiero, Gian Francesco Secondo Concerto
Mendelssohn, Felix Concerto Op. 64; Concerto in D minor;
Doppio concerto per violino e pianoforte
Mozart, Wolfgang Amadeus Concerti K 216, 218, 219
Vieuxtemps, Henri Concerti Op. 31 e Op. 37
Vivaldi, Antonio Concerti Op. 8: “Le quattro stagioni”

Flauto e Violino
Barbarossa, Antonella Amor servi
Berio, Luciano Selezione di Duo
Campagnoli, Bartolomeo Sei duo Op. 2
Donatoni, Franco Ciglio II
Gasparin, Paolo Tema e variazioni sopra un tema di Nino Rota
Pleyel, Ignaz Nove duo
Rolla, Alessandro sei duos
Taccani, Giorgio Colombo Luz

Flauto, violino e orchestra
Campagnoli, Bartolomeo Concerto
Cimarosa, Domenico Concerto
Čerepnin, Aleksandr Nikolaevič
Concerto
Françaix, Jean Musique de cour
Ghedini, Giorgio Federico Concerto “dell’Alderina”
Holst, Gustav Fugal Concerto
Martinů, Bohuslav Concerto
Milhaud, Darius Concerto
Vivaldi, Antonio Sei doppi concerti



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Donde van las manos, se dirige la mirada;
Donde va la mirada se posa la mente; Donde hay mente se establecen los sentimientos;
Donde los sentimientos gobiernan soberanos, surge la esencia del Arte
Nandikeshvara

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Parrino no es un violinista diabólico pero, sin duda, el violín es su demonio familiar, su daimon socrático.

Así describió Blas Matamoro, el gran escritor y humanista argentino a Francesco Parrino. De hecho, la vida de Francesco ha sido impulsada en su totalidad por la pasión por la música y en especial, su violín, el que lo llevó a dejar su lecho familiar con tan solo trece años para llevar a cabo sus estudios musicales en las más prestigiosas y humanísticas universidades y academias europeas (Diplomado en el Conservatorio “Giuseppe Verdi” de Milán, “Docerend musicus degree” de la Hogeschool voor de Kunsten; “Utrecht”; Master en Interpretación en la “Royal Academy of Music” en Londres; Doctor en Filosofía, PhD, en “the Royal Holloway Collegue” Universidad de Londres) y con grandes pedagogos del violín como David Takeno e Yfrah Reaman, quién escribió las siguientes palabras sobre él: “Me llamó la atención de inmediato por su inteli- gencia, madurez musical, conocimiento profundo de la música y su alta calidad de interpretación. Tiene un conocimiento profundo de los principios del violín y es capaz de comunicar a sus oyentes el carácter y el estilo especí co de la música. Francesco es uno de los estudiantes más estimulantes e interesantes que he tenido, admiro profundamente sus cualidades.” Su carrera como solista y músico de cámara (es miembro fundador del Trío “Albatros” así como del ensemble y cuarteto “DuePiùDue”) lo llevó a actuar en las salas de concierto más importantes de Austria, Chile, China, Colombia, Croacia, Estonia, Francia, Alemania, Hong Kong, Italia, Perú, Reino Unido, Rumanía, Rusia, Eslovenia, Suiza y Turquía, tocando como solista con varias orquestas sinfónicas y de cámara ( “Academic Orchestra” de la Orquesta Filarmónica de San Petesburgo, Orquestas de Cámara “Aarad” y “Kosice”, Orquestas “Gli armonici”, y “Bartolomeo Bruni” y Orquesta Filarmónica de Turín). Ha contribuído en trabajos musicológicos para conferencias internacionales organi- zadas por las Universidades de Cambridge, Londres, Oxford y York así como por la “American Musicological Society”, además de escribir diversos artículos para periódicos americanos, austriacos e italianos. Importantes críticos han hablado sobre las “ eles interpretaciones del intenso violinista Francesco Parrino” (Mario Messinis) y han alabado su enfoque interpretativo “ejemplar en el modo poético en que resuelve las complejidades musicales” (Alberto Cantú). Francesco toca tres violines: un Gaetano Gadda (1930), un Giacomo y Leandro Bisiach (1962) y un Giuseppe y Antonio Gagliano (1790-1805) que ha sido generosamente cedido por los herederos del gran director Gino Marinuzzi. Es propietario de dos preciosos arcos hechos por Benoit Rolland (1930) y Eugène Sartory ambos regalados por un admira- dor anónimo. El “Daimon socrático” hace a Francesco un alma en la constante búsqueda de nuevos territorios inexplo- rados, tanto desde el punto de vista del repertorio musical, como en los diversos enfoques losó cos y metodológicos para el violín y su didáctica”. Por lo tanto, Francesco es defensor de la música moderna y contemporánea (dio los estrenos mundiales de obras de Marco Betta, Paolo Furlani, Ennio Morricone y Erwin Schulhof ), además, su discografía (que ha sido premiada en varias ocasiones por la prensa especializada), incluye una extensa serie de grabaciones mundiales de grandes guras olvidadas del Clasicismo, como Giuseppe Maria Cambini (Brilliant Classics), compositores-virtuosos del siglo XIX como Louis Spohr y Henri Vieutemps, músicos modernistas del siglo XX como Bruno Bettinelli, Luciano Chailly, Giorgio Gaslini, Giorgio Gederico Ghedini y Gian Francesco Malipiero, como Ivan Fedele y Flavio Emilio Scogna, así como CDs presentando obras raravez interpretadas de Nino Rota y Bohuslav Martinù (todas ellas publicadas con el sello Stradivarius). Francesco es profesor de violín en el Conservatorio “Niccolò Paganini” en Génova, donde también ha sido nombrado Coordinador de Investigación del Departamento de Cuerda. Emplea gran cantidad de su tiempo en la dirección artística del Festival Internacional de Masterclasses “LeAltreNote” (www.lealtrenote.org), un proyecto que tiene como objetivo introducir música poco conocida así como ámbitos músico-culturales desconocidos para el público. Además, otro de los objetivos de este proyecto es ofrecer innovadores enfoques metodológicos a jóvenes músicos así como un prestigioso escenario para conciertos.

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The fugues of Morceaux nos.2 and 6, for example, are typically Bachian, Francesco Parrino realising their voice-leading skilfully… Parrino relaxes in the poignant lyricism of Morceaux nos.1 and 5, and gives a suitably improvisatory reading of a meditative Adagio, the manuscript of which is preserved in the Brussels Conservatoire’s library. He also negotiates the musical and technical chicanery of the six Etudes de concert, delving between the notes and coaxing a wealth of poetry, colour and dynamic shading from each, especially nos.3 and 6.
Robin Stowell, A worthwhile attempt at a Vieuxtemps revival, The Strad, April 2016.
 


Le défi que relève Francesco Parrino est de taille : le violoniste italien ne marque pas
même l’effort devant une telle entreprise. Virtuosité de main gauche parfaitement fluide, intonation naturelle, insolente agilité d’archet et tempérament inventif colorent son jeu de tout le panache indispensable pour sortir ces pièces de leur simple dimension d’études. … La sincérité et l’extrême exigence de l’interprète méritent ici notre admiration.
Jean-Michel Molkhou, Henri Vieuxtemps, Diapason, April 2016.

Parrino no es un violinista diabólico pero, sin duda, el violín es su demonio familiar, su daimon socrático. Sólo así puede caminar sobre el brasero encendido del belga sin quemarse, pues estas obras son para deslumbrar o no salir de casa. No se pueden hacer con modestia ni escasez. Esos pasajes en fuga o a tres voces (dos cuerdas pisadas y una al aire), esos saltos sin red de seguridad, esas invenciones de temas se persiguen o se contestan, esos pasos de minué para aliviar la faena y suma y sigue, todo eso es exigible un gran señor del pequeño instrumento.
Blas Matamoro, “Domesticando al demonio”, El arte de la fuga, ottobre 2015.

Ce bijou d’interprétation, tellement raffiné mais jamais sottement précieux, qui vainc avec confiance la prouesse technique, est couronné par le Morceau en ré mineur Op.55 n°6 ouvert par une phrase nue de style ancien. Parrino se joue magistralement des virevoltes lyriques, mais encore d’une fugue qu’on jurerait écrite pour un piano. Voilà qui ne lui fait pas peur ! Après une résolution en toccata échevelée, le retour du thème initial, dans une nudité singulière, n’en est pas encore le dernier mot : un final résume la structure de la pièce, dans un geste enlevé. Quel disque ! Indispensable, assurément.
Anne Bluet, “Henri Vieuxtemps: Pièces pour violon”, Anaclase, ottobre 2015.

Francesco Parrino, con un approccio strumentale tecnicamente sempre sorvegliato, coglie lo spirito espressivo delle pagine con una freschezza espressiva che rasenta la naïveté e lo stupore infantile. A ogni passo, il solista sembra volerci comunicare la sua sensazione di scoperta e di meraviglia di fronte a queste pagine per violino solo che meritano sicuramente un posto nel repertorio stabile insieme alle celebrate opere di Bach, Paganini, Ysaÿe, Bartók.
Riccardo Cassani, “Vieuxtemps”, Musica, ottobre 2015.

Francesco Parrino is a very good violinist with enough technique to play this very demanding music cleanly and stylishly and without signs of strain.
Magil, “Vieuxtemps”, American Record Guide, settembre-ottobre 2015.

Con notable acierto, el joven violinista Francesco Parrino, profesor del Conservatorio de Génova, sabe lidiar con las tremebundas dificultades de todo tipo que encierran estas endiabladas partituras, a las que en los últimos tiempos nadie se había atrevido a plantar cara.
Salustio Alvarado, “Vieuxtemps: Obras para violin”, Ritmo, settembre 2015.

Francesco Parrino ha ben poco da invidiare a solisti dai nomi molto più celebri.
Nicola Cattò, “Festival LeAltreNote”, Musica, settembre 2015.

Queste partiture rappresentano un summa di tecnica violinistica (trovando in Francesco Parrino, docente al Conservatorio di Genova, un notevole interprete).
Edoardo Tomaselli, “Vieuxtemps: Le Violon harmonique”, Amadeus, agosto 2015.

Umso erfreulicher ist da, dass Francesco Parrino die virtuosen Stücke für Stradivarius eingespielt hat. Hier verbindet sich virtuose Technik mit außergewöhnlicher Poesie.
“Erfreulich”, Note 1 Music, luglio 2015.

Il violinista Francesco Parrino e il pianista Michele Fedrigotti interpretano con distillata classe sonatistica: quasi uno stupefacente restauro.
Antonio Brena, “Spohr: Reisesonate”, Amadeus, luglio 2015.

I lavori di Vieuxtemps diventano per il fioretto immaginifico di Francesco Parrino magma da plasmare, inventare, in un ascolto che svela e rivela.
Elide Bergamaschi, “Il violino di Parrino reinterpreta Vieuxtemps”, Il cittadino, giugno 2015.

Bene gli esecutori Francesco Parrino e Michele Fedrigotti.
Enrico Girardi, “Reisesonate: Alla riscoperta di Spohr”, Corriere della Sera, dicembre 2014.

Francesco Parrino e Michele Fedrigotti hanno registrato un cd meritevole di ogni plauso.
Claudio Strinati, “In viaggio con Spohr bastano solo un violino e un piano”, Il venerdì di Repubblica, dicembre 2014.

La dedizione che il violinista Francesco Parrino e il pianista Michele Fedrigotti dimostrano nell’affrontare queste pagine si traduce in notevoli doti d’assieme e in un ottimo equilibrio cameristico, dove il timbro ambrato e caldo del pianoforte ottocentesco funge da legante ideale con la voce più chiara e penetrante del violino.
Michele Ballarini, “Reisesonate”, Archi Magazine, novembre-dicembre 2014.

Una proposta curiosa, particolare, fuori dalle regole e dalle convenzioni. Una scrittura molto affascinante trattata con degna maestria da Francesco Parrino e Michele Fedrigotti. Bellissima esecuzione. L’archetto di Parrino – che ha una formazione straordinaria – è eccezionale e vola come una farfalla.
Anna Menichetti, “La recensione”, Secondo Canale della Radio della Svizzera Italiana, novembre 2014.

Per quanto riguarda gli interpreti, ottima risulta la prova dei due solisti, Francesco Parrino al violino e Stefano Parrino al flauto, che evidenziano molto bene le sonorità legate ad una musica di grande fascino e di complessa esecuzione.
“Gian Francesco Malipiero: brani orchestrali”, Critica classica, settembre 2014.

Francesco Parrino rivela ancora una volta quella serietà di approccio che siamo abituati a riconoscergli ad ogni nuova prova discografica. Anche qui dimostra di aver sviscerato in ogni sua parte ciascuna di queste composizioni, superandone brillantemente i non pochi scogli tecnici: il suono ha una invidiabile pulizia, sorvegliata è l’espressività, intenso l’eloquio.
Stefano Pagliantini, “Spohr”, Musica, luglio 2014.

Parrino e Fedrigotti rivivono con partecipazione e grande bravura strumentale alcune pagine dedicate da Spohr al duo violino-pianoforte.
Luca Chierici, “Spohr”, Classic Voice, giugno 2014.

The new Parrino-Fedrigotti recording is an outstanding contribution to the Spohr discography.
Keith Warsop, “Spohr: Duos for violin and piano”, The Spohr Society of Great Britain's Newsletter, giugno 2014.

Naturalmente i meriti d’autore vanno accorpati all’esuberanza saggia e all’eleganza degli esecutori che suonano bene e riescono anche a dare la sensazione di divertirsi sempre.
Angelo Foletto, “Un saggio perfetto di bon ton romantico”, Suonare News, maggio 2014.

Francesco Parrino y Michele Fedrigotti hacen una auténtica creación sin paradigmas de consulta. Tienen la verba y la entrega melódicas del caso y son excelentes instrumentistas –la redacción, muy frecuentemente, contiene exigencias a lo Paganini para el violín– lo cual se ve peraltado por el uso de instrumentos de la época, donde lo contenido de los timbres y volúmenes demanda una expresividad hecha igualmente de contención y matices.
Blas Matamoro, “Los viajes de Spohr”, El arte de la fuga, aprile 2014.

La Prima Sonata per violino fonde il mondo jazz con la Sonata-Concerto dalle ampie Cadenze, dalla complessità e dal risalto di scrittura violinistica (l’immacolato Francesco Parrino anche in quel blues struggente al centro). Umori variabili, contraddittori. Uno stile rapsodico ma restituito ben saldo nei rimandi che ci sono, eccome, con forte adesione da parte del solista.
Alberto Cantù, “Promenade”, Archi Magazine, gennaio-febbraio 2013.

La seconda composizione in programma, il Concerto n. 2 per violino e orchestra di Gian Francesco Malipiero, ha spezzato totalmente la serena immagine iniziale, portando gli spettatori in un Novecento sofferto e complicato. La composizione eseguita dal giovane violinista Francesco Parrino – musicista impegnato a livello internazionale come strumentista, docente e ricercatore – è carica di ruvide dissonanze, ma nasconde anche momenti profondamente lirici e riflessivi. Parrino ha mostrato particolare abilità tecnica e notevoli espressività e musicalità. Il suono puro del violino ha affrontato con sicurezza una scrittura che non privilegia lo strumento solista, bensì lo confonde con il resto dell’orchestra, mostrando una resa piuttosto originale del classico approccio antidivistico alla composizione del Novecento. Dopo il primo movimento, Allegro, il brano attraversa un Lento ma non troppo dall’atmosfera inquietante e dolorosa. Parrino mette in luce il lavoro di Malipiero sui timbri, mentre svolge una sorta di dialogo con gli strumenti dell’orchestra. Il solista adopera un suono delicato ma persuadente, prestando attenzione a ogni singola nota della partitura. Il terzo movimento, Allegro, riporta nel carattere agitato, lasciando al violinista una cadenza precipitosa, affrontata con massima sicurezza. Malipiero conclude i tre movimenti del Concerto senza alcun preavviso, lasciando la musica sospesa, come un pensiero interrotto che non ha nessuna possibilità di essere ripreso.
Monika Prusak, “Musica d’oggi e del’900 per l’OSS”, Il corriere musicale, gennaio 2013.

«Però, è bello questo brano!». Un buon numero di violinisti dell’Orchestra Sinfonica Siciliana lo riconosce dopo avere superato la riottosità, tutta italiana, verso lavori che vanno studiati ex novo: e studiati bene perché c’è una replica. Il «bel brano» è il Secondo Concerto per violino, ultimato ad «Asolo, 2 settembre 1963» da Gian Francesco Malipiero (classe 1882, lo stesso anno di Stravinski; scomparsa nel 1973). Un tardo Malipero che però, al solito, del Concerto classico-romantico accoglie solo la crosta – i tre movimenti veloce-lento-veloce – e ribadisce una malinconia lagunare la quale muove da Vivaldi per diventare, qui, malinconia mahleriano-malipieriana ancora in grado farsi melos forte. Solista del Concerto è Francesco Parrino, che la partitura ama e conosce a meraviglia per averla incisa – prima registrazione mondiale – in un CD Stradivarius tutto dedicato al Maestro veneziano. Artista capace di restituire il brano in pienezza di dettagli e visione d’assieme con una qualità strumentale molto alta (fuori programma, sui battimani, il Sesto Capriccio di Paganini).
Alberto Cantù, “Un tardo Malipiero al Politeama palermitano”, Musica, febbraio 2013.

Francesco Parrino, generoso e brillante protagonista del Concerto per violino... L’esecuzione ne sottolinea il carattere integralmente concertante... che la lettura solistica rende particolarmente incisivo e brillante.
Angelo Foletto, “Malipiero”, Suonare News, giugno 2012.

L’esecuzione del Secondo Concerto per violino (datato “Asolo, 2 settembre 1963”), proposta dal violinista Francesco Parrino in prima registrazione assoluta, è coscienziosissima e attenta a mettere in luce certi aspetti di lontananza e di rapsodicità di un discorso musicale che pare avvitarsi su se stesso: il caratteristico “atematismo” e di conseguenza l’assenza di sviluppo che potrebbe ingenerare una certa monotonia vengono invece sfruttati dal violinista per sottolineare questo divagare onirico, reso con estrema cura e rara intensità espressiva.
Stefano Pagliantini, “L’imprevedibile vitalità dell’ottantenne Malipiero”, Musica, maggio 2012.

Splendida l’esecuzione dei due fratelli Stefano e Francesco Parrino... estremamente curato il fraseggio di Francesco che possiede, allo stesso tempo, una solida tecnica e una notevole sensibilità musicale. Da sottolineare, anche, nel Concerto detto “L’Alderina” la perfetta sintonia e il profondo affiatamento tra i due musicisti che rivelano una comune passione e partecipazione emotiva, sostenute da un’ineccepibile preparazione tecnica e conoscenza delle composizioni.
Adriana Benignetti, “Giorgio Federico Ghedini: Concerto all’aperto”, Musica progetto, marzo 2012.

Tre gesti solistici forti... ricreati come classici da Francesco e Stefano Parrino.
Angelo Foletto, “Ghedini, concerti”, Repubblica, agosto 2010.

Una meraviglia il suono terso e dalle volatine ariose o di diamante del violino di Francesco che si fa serrato a dovere e dolorosamente partecipe – lettura esemplare per come le complessità sono poeticamente risolte con agio – nel Bel prato.
Alberto Cantù, “Ghedini”, Musica, luglio-agosto 2010.

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Violino solo
Bach, Johann Sebastian Sonatas y partitas BWV 1000-1006
Paganini, Niccolò Caprichos Op. 1: 1, 2, 5, 6, 9, 11, 13, 14, 16, 20, 21, 22, 23, 24
Prokof’ev, Sergej Sergeevič Sonata Op. 115
Vieuxtemps, Henri Études de concert Op. 16; Morceaux Op. 55
Ysaÿe, Eugène Sonatas Op. 27: 2, 3, 4

Violino e orchestra
Bach, Johann Sebastian Conciertos BWV 1041 e 1042 Concierto Op. 61
Beethoven, Ludwig (van) Concierto Op. 61
Brahms, Johannes Concierto Op. 77
Bruch, Max Concierto Op. 26
Ghedini, Giorgio Federico Concierto “Il belprato”
Lalo, Édouard Symphonie Espagnole
Malipiero, Gian Francesco Segundo Concierto
Mendelssohn, Felix Concierto Op. 64; Concerto in Re menor;
Doble concierto para violin y piano
Mozart, Wolfgang Amadeus Conciertos K 216, 218, 219
Vieuxtemps, Henri Conciertos Op. 31 e Op. 37
Vivaldi, Antonio Conciertos Op. 8: “Le quattro stagioni”

Flauto e Violino
Barbarossa, Antonella Amor servi
Berio, Luciano Duos
Campagnoli, Bartolomeo Seis duos Op. 2
Donatoni, Franco Ciglio II
Gasparin, Paolo Tema e variazioni sopra un tema di Nino Rota
Pleyel, Ignaz Nueve duos
Rolla, Alessandro seis duos
Taccani, Giorgio Colombo Luz

Flauto, violino e orchestra
Campagnoli, Bartolomeo Concierto
Cimarosa, Domenico Concierto
Čerepnin, Aleksandr Nikolaevič
Concierto
Françaix, Jean Musique de cour
Ghedini, Giorgio Federico Concierto “dell’Alderina”
Holst, Gustav Fugal Concerto
Martinů, Bohuslav Concierto
Milhaud, Darius Concierto
Vivaldi, Antonio Seis dobles Conciertos


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Where go the hands, goes the gaze;
Where goes the gaze, poses the mind;

Where there is mind, settle down the sentiments; Where the sentiments rule sovereign, art’s essence arises."


Nandikeshvara


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“Parrino is not a diabolic violinist but without any doubt the violin is his familiar demon, his Socratic daimon”.
So wrote Blas Matamoro, the great Argentinian writer and humanist, about Francesco. As a matter of fact, Francesco’s life has entirely been driven by his passion for the violin and music, which led him, when just thirteen, to find the courage to leave the home of his beloved parents to undertake musical and humanistic studies at prestigious European academies and universities (Diploma of the Conservatorio “Giuseppe Verdi”, Milan; Docerend Musicus degree of the Hogeschool voor de Kunsten, Utrecht; Master of Music in Performance of the Royal Academy of Music, London; Doctor of Philosophy, PhD, of the Royal Holloway College, University of London) and with great violin pedagogues such as David Takeno and Yfrah Neaman, who wrote about him as follows: “I was immediately struck by his intelligence, musical maturity, deep insight into music and high quality of interpretation. He has a thorough knowledge of the principals of violin playing and is able to communicate to his listeners the character and specific style of the music. I find Francesco one of the most interesting and stimulating students I have had, and have great admiration for his qualities”. His career as a solo and chamber musician (he is a founding member of the Trio Albatros Ensemble and the Quartetto DuePiùDue) led him to perform in important concert venues in Austria, Chile, China, Colombia, Croatia, Estonia, France, Germany, Hong Kong, Italy, Peru, United Kingdom, Romania, Russia, Slovenia, Switzerland and Turkey, playing as a soloist with several symphony and chamber orchestras (Academic Orchestra of the St. Petersburg Philharmonic, Aarad Chamber Orchestra, “Gli armonici” Orchestra, “Bartolomeo Bruni” Orchestra, Turin Philharmonic, Kosice Chamber Orchestra, Sanremo Symphony Orchestra, Sicilian Symphony Orchestra). He has contributed musicological papers to international conferences organised by the Universities of Cambridge, London, Oxford and York as well as by the American Musicological Society, and has written articles for American, Austrian and Italian periodicals. Important critics have spoken about “the faithful performances of the intense violinist Francesco Parrino” (Mario Messinis) and praised his interpretative approach, “exemplary for the manner in which the musical complexities are poetically resolved with ease” (Alberto Cantù). He plays on three beautiful violins: a Gaetano Gadda (circa 1930), a Giacomo & Leandro Bisiach (1962) and a Giuseppe & Antonio Gagliano (circa 1790-1805) that he has been generously lent by the heirs of the great conductor Gino Marinuzzi. He owns two precious bows made by Benoit Rolland and a 1930 Eugène Sartory he was given by an anonymous admirer. The “Socratic daimon” makes Francesco a soul constantly searching for new unexplored territories, both from the point of view of musical repertoires and as regards the philosophical and methodological approaches to the violin and its didactics. Therefore Francesco is a convinced proponent of modern and contemporary music (he gave the world premieres of works by Marco Betta, Paolo Furlani, Ennio Morricone and Erwin Schulhoff) and his discography includes an extensive number of world premiere recordings, repeatedly awarded by the specialised press, of works by forgotten figures of Classicism such as Giuseppe Maria Cambini (Brilliant Classics), nineteenth-century composer-virtuosos such as Louis Spohr and Henri Vieuxtemps, musicians of twentieth-century modernism such as Bruno Bettinelli, Luciano Chailly, Giorgio Gaslini, Giorgio Federico Ghedini and Gian Francesco Malipiero, voices of contemporary music such as Ivan Fedele and Flavio Emilio Scogna, as well as CDs presenting rarely performed works by Nino Rota and Bohuslav Martinů (all published by the Stradivarius label). Francesco is professor of violin at the Conservatorio “Niccolò Paganini” in Genoa, where he has also been appointed the String Department’s research coordinator. He spends much energy in the artistic direction of the International Festival- Masterclass LeAltreNote (www.lealtrenote.org), a project that aims to introduce little-known or unexplored musical/cultural paths to the public and aims to offer young musicians innovative pedagogical approaches as well as a prestigious concert stage.

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The fugues of Morceaux nos.2 and 6, for example, are typically Bachian, Francesco Parrino realising their voice-leading skilfully… Parrino relaxes in the poignant lyricism of Morceaux nos.1 and 5, and gives a suitably improvisatory reading of a meditative Adagio, the manuscript of which is preserved in the Brussels Conservatoire’s library. He also negotiates the musical and technical chicanery of the six Etudes de concert, delving between the notes and coaxing a wealth of poetry, colour and dynamic shading from each, especially nos.3 and 6.
Robin Stowell, A worthwhile attempt at a Vieuxtemps revival, The Strad, April 2016.
 


Le défi que relève Francesco Parrino est de taille : le violoniste italien ne marque pas
même l’effort devant une telle entreprise. Virtuosité de main gauche parfaitement fluide, intonation naturelle, insolente agilité d’archet et tempérament inventif colorent son jeu de tout le panache indispensable pour sortir ces pièces de leur simple dimension d’études. … La sincérité et l’extrême exigence de l’interprète méritent ici notre admiration.
Jean-Michel Molkhou, Henri Vieuxtemps, Diapason, April 2016.

Parrino no es un violinista diabólico pero, sin duda, el violín es su demonio familiar, su daimon socrático. Sólo así puede caminar sobre el brasero encendido del belga sin quemarse, pues estas obras son para deslumbrar o no salir de casa. No se pueden hacer con modestia ni escasez. Esos pasajes en fuga o a tres voces (dos cuerdas pisadas y una al aire), esos saltos sin red de seguridad, esas invenciones de temas se persiguen o se contestan, esos pasos de minué para aliviar la faena y suma y sigue, todo eso es exigible un gran señor del pequeño instrumento.
Blas Matamoro, “Domesticando al demonio”, El arte de la fuga, ottobre 2015.

Ce bijou d’interprétation, tellement raffiné mais jamais sottement précieux, qui vainc avec confiance la prouesse technique, est couronné par le Morceau en ré mineur Op.55 n°6 ouvert par une phrase nue de style ancien. Parrino se joue magistralement des virevoltes lyriques, mais encore d’une fugue qu’on jurerait écrite pour un piano. Voilà qui ne lui fait pas peur ! Après une résolution en toccata échevelée, le retour du thème initial, dans une nudité singulière, n’en est pas encore le dernier mot : un final résume la structure de la pièce, dans un geste enlevé. Quel disque ! Indispensable, assurément.
Anne Bluet, “Henri Vieuxtemps: Pièces pour violon”, Anaclase, ottobre 2015.

Francesco Parrino, con un approccio strumentale tecnicamente sempre sorvegliato, coglie lo spirito espressivo delle pagine con una freschezza espressiva che rasenta la naïveté e lo stupore infantile. A ogni passo, il solista sembra volerci comunicare la sua sensazione di scoperta e di meraviglia di fronte a queste pagine per violino solo che meritano sicuramente un posto nel repertorio stabile insieme alle celebrate opere di Bach, Paganini, Ysaÿe, Bartók.
Riccardo Cassani, “Vieuxtemps”, Musica, ottobre 2015.

Francesco Parrino is a very good violinist with enough technique to play this very demanding music cleanly and stylishly and without signs of strain.
Magil, “Vieuxtemps”, American Record Guide, settembre-ottobre 2015.

Con notable acierto, el joven violinista Francesco Parrino, profesor del Conservatorio de Génova, sabe lidiar con las tremebundas dificultades de todo tipo que encierran estas endiabladas partituras, a las que en los últimos tiempos nadie se había atrevido a plantar cara.
Salustio Alvarado, “Vieuxtemps: Obras para violin”, Ritmo, settembre 2015.

Francesco Parrino ha ben poco da invidiare a solisti dai nomi molto più celebri.
Nicola Cattò, “Festival LeAltreNote”, Musica, settembre 2015.

Queste partiture rappresentano un summa di tecnica violinistica (trovando in Francesco Parrino, docente al Conservatorio di Genova, un notevole interprete).
Edoardo Tomaselli, “Vieuxtemps: Le Violon harmonique”, Amadeus, agosto 2015.

Umso erfreulicher ist da, dass Francesco Parrino die virtuosen Stücke für Stradivarius eingespielt hat. Hier verbindet sich virtuose Technik mit außergewöhnlicher Poesie.
“Erfreulich”, Note 1 Music, luglio 2015.

Il violinista Francesco Parrino e il pianista Michele Fedrigotti interpretano con distillata classe sonatistica: quasi uno stupefacente restauro.
Antonio Brena, “Spohr: Reisesonate”, Amadeus, luglio 2015.

I lavori di Vieuxtemps diventano per il fioretto immaginifico di Francesco Parrino magma da plasmare, inventare, in un ascolto che svela e rivela.
Elide Bergamaschi, “Il violino di Parrino reinterpreta Vieuxtemps”, Il cittadino, giugno 2015.

Bene gli esecutori Francesco Parrino e Michele Fedrigotti.
Enrico Girardi, “Reisesonate: Alla riscoperta di Spohr”, Corriere della Sera, dicembre 2014.

Francesco Parrino e Michele Fedrigotti hanno registrato un cd meritevole di ogni plauso.
Claudio Strinati, “In viaggio con Spohr bastano solo un violino e un piano”, Il venerdì di Repubblica, dicembre 2014.

La dedizione che il violinista Francesco Parrino e il pianista Michele Fedrigotti dimostrano nell’affrontare queste pagine si traduce in notevoli doti d’assieme e in un ottimo equilibrio cameristico, dove il timbro ambrato e caldo del pianoforte ottocentesco funge da legante ideale con la voce più chiara e penetrante del violino.
Michele Ballarini, “Reisesonate”, Archi Magazine, novembre-dicembre 2014.

Una proposta curiosa, particolare, fuori dalle regole e dalle convenzioni. Una scrittura molto affascinante trattata con degna maestria da Francesco Parrino e Michele Fedrigotti. Bellissima esecuzione. L’archetto di Parrino – che ha una formazione straordinaria – è eccezionale e vola come una farfalla.
Anna Menichetti, “La recensione”, Secondo Canale della Radio della Svizzera Italiana, novembre 2014.

Per quanto riguarda gli interpreti, ottima risulta la prova dei due solisti, Francesco Parrino al violino e Stefano Parrino al flauto, che evidenziano molto bene le sonorità legate ad una musica di grande fascino e di complessa esecuzione.
“Gian Francesco Malipiero: brani orchestrali”, Critica classica, settembre 2014.

Francesco Parrino rivela ancora una volta quella serietà di approccio che siamo abituati a riconoscergli ad ogni nuova prova discografica. Anche qui dimostra di aver sviscerato in ogni sua parte ciascuna di queste composizioni, superandone brillantemente i non pochi scogli tecnici: il suono ha una invidiabile pulizia, sorvegliata è l’espressività, intenso l’eloquio.
Stefano Pagliantini, “Spohr”, Musica, luglio 2014.

Parrino e Fedrigotti rivivono con partecipazione e grande bravura strumentale alcune pagine dedicate da Spohr al duo violino-pianoforte.
Luca Chierici, “Spohr”, Classic Voice, giugno 2014.

The new Parrino-Fedrigotti recording is an outstanding contribution to the Spohr discography.
Keith Warsop, “Spohr: Duos for violin and piano”, The Spohr Society of Great Britain's Newsletter, giugno 2014.

Naturalmente i meriti d’autore vanno accorpati all’esuberanza saggia e all’eleganza degli esecutori che suonano bene e riescono anche a dare la sensazione di divertirsi sempre.
Angelo Foletto, “Un saggio perfetto di bon ton romantico”, Suonare News, maggio 2014.

Francesco Parrino y Michele Fedrigotti hacen una auténtica creación sin paradigmas de consulta. Tienen la verba y la entrega melódicas del caso y son excelentes instrumentistas –la redacción, muy frecuentemente, contiene exigencias a lo Paganini para el violín– lo cual se ve peraltado por el uso de instrumentos de la época, donde lo contenido de los timbres y volúmenes demanda una expresividad hecha igualmente de contención y matices.
Blas Matamoro, “Los viajes de Spohr”, El arte de la fuga, aprile 2014.

La Prima Sonata per violino fonde il mondo jazz con la Sonata-Concerto dalle ampie Cadenze, dalla complessità e dal risalto di scrittura violinistica (l’immacolato Francesco Parrino anche in quel blues struggente al centro). Umori variabili, contraddittori. Uno stile rapsodico ma restituito ben saldo nei rimandi che ci sono, eccome, con forte adesione da parte del solista.
Alberto Cantù, “Promenade”, Archi Magazine, gennaio-febbraio 2013.

La seconda composizione in programma, il Concerto n. 2 per violino e orchestra di Gian Francesco Malipiero, ha spezzato totalmente la serena immagine iniziale, portando gli spettatori in un Novecento sofferto e complicato. La composizione eseguita dal giovane violinista Francesco Parrino – musicista impegnato a livello internazionale come strumentista, docente e ricercatore – è carica di ruvide dissonanze, ma nasconde anche momenti profondamente lirici e riflessivi. Parrino ha mostrato particolare abilità tecnica e notevoli espressività e musicalità. Il suono puro del violino ha affrontato con sicurezza una scrittura che non privilegia lo strumento solista, bensì lo confonde con il resto dell’orchestra, mostrando una resa piuttosto originale del classico approccio antidivistico alla composizione del Novecento. Dopo il primo movimento, Allegro, il brano attraversa un Lento ma non troppo dall’atmosfera inquietante e dolorosa. Parrino mette in luce il lavoro di Malipiero sui timbri, mentre svolge una sorta di dialogo con gli strumenti dell’orchestra. Il solista adopera un suono delicato ma persuadente, prestando attenzione a ogni singola nota della partitura. Il terzo movimento, Allegro, riporta nel carattere agitato, lasciando al violinista una cadenza precipitosa, affrontata con massima sicurezza. Malipiero conclude i tre movimenti del Concerto senza alcun preavviso, lasciando la musica sospesa, come un pensiero interrotto che non ha nessuna possibilità di essere ripreso.
Monika Prusak, “Musica d’oggi e del’900 per l’OSS”, Il corriere musicale, gennaio 2013.

«Però, è bello questo brano!». Un buon numero di violinisti dell’Orchestra Sinfonica Siciliana lo riconosce dopo avere superato la riottosità, tutta italiana, verso lavori che vanno studiati ex novo: e studiati bene perché c’è una replica. Il «bel brano» è il Secondo Concerto per violino, ultimato ad «Asolo, 2 settembre 1963» da Gian Francesco Malipiero (classe 1882, lo stesso anno di Stravinski; scomparsa nel 1973). Un tardo Malipero che però, al solito, del Concerto classico-romantico accoglie solo la crosta – i tre movimenti veloce-lento-veloce – e ribadisce una malinconia lagunare la quale muove da Vivaldi per diventare, qui, malinconia mahleriano-malipieriana ancora in grado farsi melos forte. Solista del Concerto è Francesco Parrino, che la partitura ama e conosce a meraviglia per averla incisa – prima registrazione mondiale – in un CD Stradivarius tutto dedicato al Maestro veneziano. Artista capace di restituire il brano in pienezza di dettagli e visione d’assieme con una qualità strumentale molto alta (fuori programma, sui battimani, il Sesto Capriccio di Paganini).
Alberto Cantù, “Un tardo Malipiero al Politeama palermitano”, Musica, febbraio 2013.

Francesco Parrino, generoso e brillante protagonista del Concerto per violino... L’esecuzione ne sottolinea il carattere integralmente concertante... che la lettura solistica rende particolarmente incisivo e brillante.
Angelo Foletto, “Malipiero”, Suonare News, giugno 2012.

L’esecuzione del Secondo Concerto per violino (datato “Asolo, 2 settembre 1963”), proposta dal violinista Francesco Parrino in prima registrazione assoluta, è coscienziosissima e attenta a mettere in luce certi aspetti di lontananza e di rapsodicità di un discorso musicale che pare avvitarsi su se stesso: il caratteristico “atematismo” e di conseguenza l’assenza di sviluppo che potrebbe ingenerare una certa monotonia vengono invece sfruttati dal violinista per sottolineare questo divagare onirico, reso con estrema cura e rara intensità espressiva.
Stefano Pagliantini, “L’imprevedibile vitalità dell’ottantenne Malipiero”, Musica, maggio 2012.

Splendida l’esecuzione dei due fratelli Stefano e Francesco Parrino... estremamente curato il fraseggio di Francesco che possiede, allo stesso tempo, una solida tecnica e una notevole sensibilità musicale. Da sottolineare, anche, nel Concerto detto “L’Alderina” la perfetta sintonia e il profondo affiatamento tra i due musicisti che rivelano una comune passione e partecipazione emotiva, sostenute da un’ineccepibile preparazione tecnica e conoscenza delle composizioni.
Adriana Benignetti, “Giorgio Federico Ghedini: Concerto all’aperto”, Musica progetto, marzo 2012.

Tre gesti solistici forti... ricreati come classici da Francesco e Stefano Parrino.
Angelo Foletto, “Ghedini, concerti”, Repubblica, agosto 2010.

Una meraviglia il suono terso e dalle volatine ariose o di diamante del violino di Francesco che si fa serrato a dovere e dolorosamente partecipe – lettura esemplare per come le complessità sono poeticamente risolte con agio – nel Bel prato.
Alberto Cantù, “Ghedini”, Musica, luglio-agosto 2010.




Solo violin
Bach, Johann Sebastian Sonate e partite BWV 1000-1006
Paganini, Niccolò Capricci Op. 1: 1, 2, 5, 6, 9, 11, 13, 14, 16, 20, 21, 22, 23, 24
Prokof’ev, Sergej Sergeevič Sonata Op. 115
Vieuxtemps, Henri Études de concert Op. 16; Morceaux Op. 55
Ysaÿe, Eugène Sonate Op. 27: 2, 3, 4

Violin and orchestra
Bach, Johann Sebastian Concerti BWV 1041 e 1042 Concerto Op. 61
Beethoven, Ludwig (van) Concerto Op. 61
Brahms, Johannes Concerto Op. 77
Bruch, Max Concerto Op. 26
Ghedini, Giorgio Federico Concerto detto “Il belprato”
Lalo, Édouard Symphonie Espagnole
Malipiero, Gian Francesco Secondo Concerto
Mendelssohn, Felix Concerto Op. 64; Concerto in D minor;
Doppio concerto per violino e pianoforte
Mozart, Wolfgang Amadeus Concerti K 216, 218, 219
Vieuxtemps, Henri Concerti Op. 31 e Op. 37
Vivaldi, Antonio Concerti Op. 8: “Le quattro stagioni”

Flute and Violin
Barbarossa, Antonella Amor servi
Berio, Luciano Selezione di Duo
Campagnoli, Bartolomeo Sei duo Op. 2
Donatoni, Franco Ciglio II
Gasparin, Paolo Tema e variazioni sopra un tema di Nino Rota
Pleyel, Ignaz Nove duo
Rolla, Alessandro sei duos
Taccani, Giorgio Colombo Luz

Flute, violin and orchestra
Campagnoli, Bartolomeo Concerto
Cimarosa, Domenico Concerto
Čerepnin, Aleksandr Nikolaevič
Concerto
Françaix, Jean Musique de cour
Ghedini, Giorgio Federico Concerto “dell’Alderina”
Holst, Gustav Fugal Concerto
Martinů, Bohuslav Concerto
Milhaud, Darius Concerto
Vivaldi, Antonio Sei doppi concerti